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I canti di lavoro costituiscono un genere quasi completamente abbandonato: servivano a coordinare e facilitare le operazioni ripetitive e faticose (che oggi vengono svolte dalle macchine) e ad esprimere stati d'animo e opinioni sulle proprie condizioni di lavoro. I canti di lavoro rappresentano un genere musicale assai vario ed ampio che si caratterizza per la presenza sia di canti specifici, utilizzati per ritmare il lavoro (soprattutto collettivo), che di quelli destinati ad accompagnare il tempo del lavoro individuale e collettivo. Il canto di lavoro è presente in tutte le culture. La sua esistenza è strettamente connessa col tipo di lavoro con cui si accompagna, tanto che la crisi di un certo tipo di lavoro genera direttamente l’estinzione della pratica del canto specifico. Nella maggior parte dei casi questo genere di componimento sonoro non ha accompagnamento strumentale. La voce, sola o in gruppo, intona il canto sullo sfondo di “rumori” di lavoro che talvolta diventano “intermezzi” ritmici del canto e quindi parte strutturale del canto stesso. Appartengono al genere di canti di lavoro anche i richiami, le grida, gli incitamenti e i segnali, i quali non hanno quasi mai una funzione ritmica diretta ma contribuiscono in modo determinante alla condivisione collettiva dell’azione lavorativa. Rientrano in questo gruppo anche i richiami pastorali, le grida dei venditori ambulanti, gli incitamenti agli animali da soma, i segnali della pesca.
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Aggiu persu lu sonnu ca de l'occhi mei ca scendu e binenendu passando de quai.
E lu pregiu de lu trainu è lu cavallu e lu pregiu de la donna è lu cappellu.
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E lu sule calau calau E lu sule calau calau
E lu sule calau calau calati mena patrunu ca me ne vau.
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fimmine fimmine ca sciati allù tabaccu
ne sciati dhoi e ne turnati quattro, ne sciati dhoi e ne turnati quattro.
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Leggi ... Fimmine Fimmine
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