Vorrei Volare
Vorrei volare
sulla finestrella tua vorrei salire
sulla tua bocca ti vorrei baciare
fiori di tutti i fiori
vorrei volare
Vorrei volare
sulla finestrella tua vorrei salire
sulla tua bocca ti vorrei baciare
fiori di tutti i fiori
vorrei volare
Un doppio CD degli AriaFriscA, che raccoglie il vasto repertorio sviluppato dal gruppo negli ultimi due anni.
Si tratta di un’opera composita che riprende in forme diverse la musica popolare di tradizione salentina, dalla rievocazione delle pizziche, alla polifonia del canto (i tradizionali “canti alla stisa”), fino alle personali rielaborazioni e ai brani inediti composti sull’impronta della tradizione.
“Sona ca nc’è l’aria” propone un gruppo di brani sviluppati intorno al ritmo della “pizzica”, con personali interpretazioni volte ad esprimere sia la componente “terapeutica” delle tradizionali pizziche-tarantate (Rimorso, Mamma mara), sia le emozioni della “festa” (“Sona ca nc’è l’aria”, Pizzica tu Minu, Pizzica tu Tore, Pè sempre).
Alle pizziche e alle tarantelle riprese dalla tradizione è dedicato il concerto dell’8 giugno che si svolgerà nell’accogliente Piazza Caduti, con i balli, le ronde, le stornellate, i tamburelli e il gusto di ritrovarsi per vivere insieme le calde emozioni della musica e della danza salentina.

Nelle estati del 1959 e del 1960, quando alcune procedure di ricerca e documentazione in Italia erano ancora sconosciute, Ernesto de Martino e Diego Carpitella raccolsero, in due campagne nel Salento per conto del Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare, la più ampia documentazione sonora esistente sulle musiche del tarantismo che, in grandissima parte ancora inedita, si pubblica per la prima volta nei due cd allegati al volume, con introduzione critica, i testi poetici e le fotografie realizzate dallo stesso Carpitella.
Le cicale – canti salentini di tradizione orale

Questo lavoro nasce da una semplice riflessione: il canto salentino a para uce presenta diverse analogie con il verso delle cicale, animale canoro per eccellenza. “Se si accetta per gioco questa relazione, senza pretendere che questo rappresenti una verità scientifica, se ne ricavano diverse suggestioni basate su alcune caratteristiche comuni ai due fenomeni, alla loro forma e al loro contenuto”.
di Gianni Bosio e Clara Longhini

Nel 1968 Gianni Bosio e Clara Longhini dell’Istituto Ernesto de Martino di Milano, vennero nel Salento per una campagna di ricerca. Il risultato della loro permanenza nel Salento fu un grosso corpus di registrazioni che documentavano i canti, le nenie, le filastrocche della gente del Salento oltre che i suoni della nostra quotidianità: campane, bande, processioni, mercati ecc. Unitamente alle registrazioni sonore i due studiosi raccolsero una serie molto interessante di fotografie.
E’ il 1968. Mentre in Italia e in tutto il mondo vi è una rivoluzione culturale che lascerà il segno negli anni seguenti, Gianni Bosio è a Otranto, Martano, Calimera, Lecce, una parte di mondo che in quel momento a quella rivoluzione “globale” sembra estranea.
Gianni registra cose apparentemente lontanissime che in realtà sono il sostrato profondo dei sommovimenti visibili. La storia di quei 17 giorni è adesso un libro elegante e sorprendente 1968: una ricerca in Salento. Suoni grida canti rumori storie immagini, a cura di Luigi Chiriatti, Ivan Della Mea e Clara Longhini
(Kurumuny, Calimera- Lecce, 2007, 347 pagine e tre CD audio, costo 25 euro).
Addove vai bella fanciulla
Sola soletta per la cittàIo vado l’acqua alla fontanella
Dove la mamma mi comandòE se tu eri più grandicella
E tu l’amore cu me ‘ri a faE non importa che son fanciulla
Ed io l’amore la so bel farE la mise sul cavallo
E per la via nde la portòQuando arrivati vicino al paese
Lei incomincia a sospirarPerché sospiri bella fanciulla
Che tu cu mie devi restar‘Cconza lu liettu che andiamo a riposar.
Sia benedettu ci fice lu munnu
Comu lu sippe bellu situare
Fice la notte poi fice lu giurnu
Ca poi la fattu criscire e mancare
Fice lu mare tantu cupu e funnu
Ogni vascellu cu possa navigare
Fice lu sole e poi fice la luna
Poi fice l’occhi te la mia patruna
“Ci balla cu la zappa nu more mai, ca lu sudore ntra la terra scusa li peccati d'amore.”
ANTICO DETTO DEI TERRAZZANI