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Canti

Canti per località

14 Settembre 2009

La strina

La Strina è uno dei canti religiosi-pagani e di questua più complessi e completi che si riconosca nel Salento e nella Grecìa salentina

E’ un canto rituale di questua appartenente al ciclo dei canti relativi al periodo Natale/Epifania. In questo periodo di relativa tranquillità per il lavoro dei campi, alcuni contadini, nel Salento, si riunivano in gruppo quasi sempre di cinque e andavano di masseria in masseria, di paese in paese, processionalmente, a cantare nei pressi delle case signorili e padronali la nascita di Gesù e l’arrivo dei Re Magi con i doni: la strina quindi, la strenna. Doni che alla fine del canto gli stessi cantori poi pretendevano dagli ascoltatori, in cambio di auguri. La strina era eseguita generalmente da una o due persone accompagnate da un’orchestrina di strumenti: organetto, cupa-cupa (specie di putipù napoletano a Corigliano chiamato anche zampogna), violino a sonagli, tamburello e triangolo. (Archivio Sonoro)

E’ particolarmente importante nell’ambito delle tradizioni popolari legate alle festività natalizie. Intere compagnie di musici si spostavano durante le feste di Natale e Capodanno, fino all’epifania, da un casolare all’altro, di masseria in masseria, a portare la notizia della nascita di Cristo ed anche per avere qualche provvista in cambio.

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13 Marzo 2009

Santu Lazzaru

Lu “Santu Lazzaru” è uno dei più celebri canti della Passione. Sicuramente è uno dei pochi che ancora sono ricordati e tramandati. Durante la quaresima, gruppi di cantori e musicisti, per le strade del paese, di notte, andava in giro, per le strade del paese fermandosi davanti alle porte delle case e intonando, spesso a più voci, questa canzone. In cambio ricevevano dagli abitanti, dei dono, per lo più di tipo alimentare. Ora si fa per lo più per beneficenza.
Il testo della canzone è ispirato alla “Passione di Cristo”. Più che altro vengono narrati, cantando, scene e personaggi chiave quali , la cena, la Maddalena, Simone, il tradimento di Giuda.
In realtà non si tratta di una vera e propria canzone, ma più di una “cantilena” ripetitiva eseguita lentamente. Ovviamente le strofe possono cambiare nei vari paesi in cui ancora questa tradizione si tramanda.
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“Ci balla cu la zappa nu more mai, ca lu sudore ntra la terra scusa li peccati d'amore.”

ANTICO DETTO DEI TERRAZZANI